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iovedì 3 Luglio 2014. La frana che taglia a metà la Valle Serina costringe da tempo a deviare su Costa Serina e Cornalba, lo scorso inverno tornando da una sciata in quel di Zambla mi ero casualmente accorto di un cartello escursionistico posizionato tra le due località, poco distante dalla Madonna della Neve: la scritta Monte Alben mi aveva parecchio incuriosito, mi ero ripromesso di studiare per bene la faccenda. Consultando la Carta Turistico-Escursionistica della provincia avevo individuato il sentiero in questione, un mix tra il 519B, 525 e Variante Creste: ora è arrivato il momento di verificare dal vivo quanto appreso sulla carta. Lascio la macchina in un piccolo slargo (posto per 3-4 auto...) circa 500 metri a valle del Santuario della Madonna della Neve in direzione Tagliata, il cartello che indica il sentiero è piccolo e può sfuggire alla vista: entro in un bellissimo bosco e attraverso quasi subito un ruscello, con lungo traversone dal dislivello impercettibile arrivo ad una cascina in ristrutturazione, alle sue spalle la mulattiera acquista leggermente pendenza ma poi si spiana di nuovo e con ampio giro finisco con l'entrare lentamente nella Valle Chignoli, che percorro a lungo finchè raggiungo l'incrocio con quella che sale da Tagliata. Ora comincia la vera salita, la mulattiera attraversa l'asciutto fondovalle e si arrampica con svolte regolari e poco pendenti su un costolone semierboso che divide due valloni, ad un paio di bivi sono presenti un numero esagerato di bolli segnavia, impossibile sbagliare percorso: le prime vedute panoramiche di valle e sul dirupato versante nord del Suchello si interrompono quando la mulattiera si sposta verso il boscoso vallone di sinistra, dove si apre una ripida, suggestiva ed umida valletta chiusa dentro pareti rocciose, un po' più su sfilo via a destra su pendenze più morbide, le prime radure preannunciano lo sbucare improvviso nei pascoli sotto la Baita Barbata, che si presenta con un gran bel colpo d'occhio sulle retrostanti creste, pochi ripidi passi e il valico è presto raggiunto. Passo Barbata, crocevia di sentieri, ora abbandono il 519 e giro a sinistra, il 525 all'inizio è un tracciolino che si fa strada tra i prati con l'aiuto di alcuni paletti segnavia, alzandosi di traverso sopra la baita Barbata, aggiro la costa della montagna e torno in ambiente più boschivo: il sentiero propone un lungo traversone pianeggiante sul lato brembano, a metà strada si apre una gran bella veduta sulla valle, poi con leggera discesa in ambiente più roccioso mi porto ad un valloncello che risalgo con bella pendenza, finchè un lungo addolcirsi del percorso mi fa intuire l'avvicinarsi di radure. Invece no, sbuco di colpo nei pascoli della Baita dei Foppi, il primo colpo d'occhio è già notevole e lo diventa ancor di più quando salgo al dosso su cui è adagiata la baita, ci arrivo abbandonando il 525 per girare a destra non appena compare nella scenografia uno stagno e il piccolissimo cartello che indica la Variante Creste: bellissima visuale, la baita può ritenersi fortunata, l'Alben visto da qui è davvero intrigante, che bel posto..!! Proprio dietro la baita ecco che su un faggio campeggia un grande cartello, il sentiero delle creste comincia lì e sono davvero curioso di scoprire com'è: per ora si limita ad essere un normalissimo sentierino e con uno strappo deciso mi conduce subito al vicino spartiacque, la Valle Seriana si presenta con la sottostante Val Vertova, alla mia sinistra la cresta diventa più ricca di rocce e pinnacoli. Il sentiero si mantiene scostato dal crinale e risale la costa brembana con andamento assolutamente facile, resto in attesa trepidante di affrontare qualche passaggino su roccette: niente, il sentierino viaggia in totale relax su una costa erbosa alquanto ampia e mai, dicasi assolutamente mai pericolosa, tenendosi quasi costantemente di qualche metro sul lato brembano. Casomai a tener desta l'attenzione è l'esiguità della traccia, oltretutto dotata di una bollatura latitante e sicuramente bisognosa di adeguata rinfrescata: ma la cosa più importante in assoluto è ricordare tassativamente di voltarsi, il panorama di valle è straordinario, guai a scordarsene..!!! Un ultimo dosso, finalmente appare la vetta dell'Alben finora rimasta invisibile, lo strappetto successivo mi deposita sulla Cima dei Campelli, la discesa che mi traghetta al sottostante colletto si rivela il tratto più impegnativo dell'intera escursione: una ripida costa erbosa che il tracciolino affronta sulla linea di massima pendenza e da affrontare con la dovuta attenzione, le difficoltà sono comunque relativamente modeste. Al colletto convergono sentieri provenienti da più direzioni e alla mia sinistra si apre il vallone da cui sale il 525 tradizionale, la Variante Creste è ufficialmente terminata: il nome è decisamente un po' pomposo, in realtà si tratta di un percorso assolutamente facile e con un minimo di attenzione alla portata di tutti i normali escursionisti, una bellissima cavalcata su ampi dossi erbosi in compagnia di pinnacoli e pareti, ambienti suggestivi affacciati su panorami che oggi mi sono stati offerti in gran spolvero grazie ad una mattinata magnifica. Prossima tappa il dosso con il ripetitore, i primissimi metri della salita presentano l'unico punto in cui qualcuno potrebbe aiutarsi appoggiando le mani, un modestissimo saltello che lascia presto spazio al solito tranquillo sentierino: al ripetitore convergono altri tracciati provenienti sia dal versante brembano che seriano, ora tutto si riunisce in un sentiero che vincendo l'ultimo strappo deposita direttamente alla croce di vetta, oggi finita nel mirino di tanti altri escursionisti, tanto che devo aspettare un bel po' prima di riuscire a fare uno scatto con la croce in versione solitaria. Nel frattempo la fotocamera si lascia rapire dai favolosi panorami, l'Alben è una vetta panoramica assolutamente di seria A..!! Almeno finchè le nuvole non decidono di intromettersi nello spettacolo, saluto l'Alben per tornare a valle percorrendo il 525 normale, lo aggancio ai piedi della Cima di Campelli: svolto nel vallone alla mia destra e con regolare discesa finisco col ritrovarmi infilato in un curioso tunnel creato da due macigni precipitati dalle creste, che si rivela un utile riparo in caso di emergenza, un simpatico passaggio volutamente cercato dal sentiero che avrebbe potuto tranquillamente sfilare a lato. Ora devo fare molta attenzione ai segnavia, la traccia che scende nel valloncello verso lo stagno della Baita dei Foppi diventa evidente solo quando aggancia il ben più ampio sentiero che da quest'ultima taglia pianeggiante verso la conca delle Casere, occhio a non perdere la traccia: una volta allo stagno non mi resta che ripercorrere fedelmente quanto già calpestato la mattina, un cielo intorbidito mi accompagna fino alla fine dell'escursione. Una bellissima escursione, un tantino lunghetta e dal dislivello importante, quasi 1200 metri: ho salito l'Alben da vari versanti, questo itinerario è finora quello che mi ha entusiasmato di più..!! Da provare..!! |
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